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  • 03/05/2018                       Disturbo da lavoro precario                                                       L'introduzione del lavoro atipico in Italia ha introdotto  mutamenti nel mercato del lavoro:  di ordine economico (incertezza economica); di cicli di occupazione/disoccupazione (sempre più presenti nella vita dei lavoratori);  un diverso rapporto tra lavoratore e datore di lavoro (il lavoratore sempre più ricattabile). L’invasiva presenza di nuove forme di lavoro atipico fa, dunque, pensare non ad un semplice processo di deregolamentazione del lavoro, ma ad uno svuotamento della sua funzione sociale.  Sia che si tratti di precarietà oggettiva, legata alla situazione contrattuale, sia che si tratti di precarietà soggettiva, dovuta ad una percezione personale e alla paura di perdere il proprio posto di lavoro sono  messi a rischio alcuni aspetti della vita del  del lavoratore:   i processi di costruzione dell’identità professionale, le interazioni con l’organizzazione, i livelli di soddisfazione e di qualità della vita non solo organizzativa ma anche privata. La precarietà di vita  porta al  disinteresse dell’individuo  nei confronti del proprio lavoro, la mancanza di prospettive lavorative e le conseguenze del lavoro atipico nella vita quotidiana. La mancanza di interesse circa il lavoro che si svolge fa assumere un atteggiamento di distacco, freddezza e indifferenza che porta l’individuo a vivere negativamente la propria esperienza lavorativa e a disinnamorarsi molto presto del proprio lavoro. Il disinteresse può essere dovuto sia alla consapevolezza che il lavoro è “a termine”, sia dalla frustrazione derivante dal fatto di svolgere lavori lontani dal proprio percorso di studi, e, dunque, dalle proprie ambizioni. La difficoltà a proiettarsi nel futuro professionale e la paura di dover vivere cercando continuamente una nuova occupazione generano un profondo senso di smarrimento e di sfiducia, variabili che possono minacciare lo sviluppo del sé professionale. Il sé professionale, però, è uno degli elementi più importanti dell’identità personale (Fabbri e Rossi, 2003) e in questo senso la condizione di “precariato stabile” mette a rischio anche la salute psicologica e la vita privata dei lavoratori. La precarietà di vita, pertanto, sembra avere molti elementi in comune sia con l’ansia sia con la depressione, come dimostrato dalla correlazione positiva ottenuta nei risultati. L’ansia riguarda aspetti di instabilità emotiva provocati proprio dal nervosismo e dalla tensione che deriva dalla mancanza di certezze presenti e future; la depressione, invece, dipende dalla sfiducia verso il futuro, dalla mancanza di prospettive e dalla percezione di fallimento professionale, descritto come un elemento difficile da sopportare.